La speranza

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domenica 2 marzo 2014

Verso modelli post-capitalistici

Alla ricerca di modelli alternativi all'ipercapitalismo per una società più giusta ed equa

Diagostica - I fondamentali: La mega-disuguaglianza economica e sociale del modello capitalistico globalizzato e i suoi EFFETTI


Dopo aver tratteggiato le principali cause della disuguaglianza (vedi post del 9/2/2014), occorre passare a considerare i suoi principali effetti sul sistema sociale.

Come viene trattata la disuguaglianza da parte del pensiero dominante o del mainstream di riferimento?

Se consideriamo il ''World Economic Forum” (Davos) la diseguaglianza viene trattata come RISCHIO:


<<Severe income disparity: Widening gaps between the richest and poorest citizens threaten social and political stability as well as economic development>>1.



Penso che nel redigere questa mappa delle connessioni dei rischi globali il ''World Economic Forum” abbia avuto qualche problema di rappresentazione e di spazio dato che i rischi globali e locali, nelle ultime decadi, si sono moltiplicati e le loro interconnessioni sono diventate sempre più perniciose.

In questa mappa l' income disparity assume una rilevanza di primo piano per le sue importanti connessioni con la stabilità sociale, la disoccupazione, le crisi finanziarie ed economiche, la governance globale e quella locale.

Ma le disparità o disuguaglianze non possono riferirsi semplicemente al livello di distribuzione del reddito, in quanto quelle riguardanti la ricchezza (wealth) sono ancora più esasperate e, anziché parlare di rischio connesso all'income disparity, preferirei parlare di ingiustizia (injustice) dei livelli di disuguaglianza raggiunti con l'attuale iper-capitalismo globalizzato di questo inizio secolo.

Ingiustizia in quanto i suoi effetti sono corrosivi sia per le società sviluppate e per quelle emergenti o in via di sviluppo.

E' evidente che le forme e gli effetti della disparità/disuguagliaza sono molto diversi da paese a paese, abbiamo infatti situazioni molto disparate tra:

  • paesi sviluppati (forse oggi sarebbe meglio definirli “avviluppati”);
  • paesi emergenti (forse oggi meglio definirli emersi);
  • paesi in via di sviluppo;
  • paesi arretrati.
  • ecc.

Ma, nonostante le peculiarità di ciascuno di questi paesi, il tratto che li accomuna sta nella massa crescente di vecchie e nuove forme di disperazione ed esasperazione accanto a consolidate e nuove forme di opulenza ed ostentazione.

Ogni paese ha i propri miserabili e disperati che vivono nelle slums, favelas o nelle micro o mega-mega banlieux - ma anche nell'appartamento della “porta accanto” - che costituiscono le vecchie e nuove mega-prigioni della povertà e dell'emarginazione.
E' proprio la crescente produzione di emarginazione economica, politica e sociale che esprime in modo incontrovertibile gli effetti della grande disuguaglianza sociale e per dirla con Zygmunt Bauman la produzione di “Vite di scarto”:

<<Essere “in esubero” significa essere in soprannumero, non necessari, inutili, indipendentemente dai bisogni e dagli usi che fissano lo standard di ciò che è utile e indispensabile. Gli altri non hanno bisogno di te, possono stare senza di te, e cavarsela altrettanto bene, anzi meglio.(...) Venire dichiarato “in esubero” significa essere stato eliminato per il fatto stesso di essere eliminabile: proprio come la bottiglia di plastica vuota e non rimborsabile o la siringa monouso, un bene privo di attrattiva e senza acquirenti, o un prodotto imperfetto o difettoso, inutilizzabile, che gli addetti al controllo qualità scartano dalla catena di montaggio. (…) La destinazione dei disoccupati, dell'”esercito di riserva del lavoro”, era quella di venire chiamati in servizio attivo. La destinazione dei rifiuti è la discarica, l'immondezzaio. Molto spesso, anzi di solito, le persone dichiarate “in esubero”sono viste soprattutto come un problema finanziario. Occorre “provvedere a loro”, vale a dire sfamarle, vestirle e dar loro alloggio. Da sole non sopravviverebbero. Gli mancano infatti i “mezzi di sopravvivenza”.>>2


E per dirla con la canzone “Le persone inutili” di Paolo Vallesi:


P. Vallesi/B. Dati 

C'è anche un'altra umanità
dietro a sé non lascerà
leggi e monumenti
gente destinata a perdere
e nessuno canterà
i suoi fallimenti.
Uomini in balia
di un Dio e della disallegria
che non li abbandona mai
aghi nei pagliai
nascosti fra i passanti.
Sono le persone inutili
gente che non riesce a vivere
che non mostra i denti e i muscoli
che si arrende prima o poi.
Sono le persone inutili
le più vere le più umili
che non troveremo mai
sui giornali o nei cortei
ma che amano ogni giorno molto più di noi.
E continuano così
rassegnati a dire sì
a tirare avanti
sempre condannati a illudersi
di trovarsi dentro a un film
finalmente amanti.
Uomini in balia
dei sogni e della nostalgia
che non cresceranno mai
nani in mezzo ai guai
col cuore di giganti.
Sono le persone inutili
gente destinata a perdersi
che nell'anima ha troppi lividi
che non si difende più
e si ammala prima o poi.
Perché le persone inutili
sono sole sono fragili
e non prenderanno mai
né medaglie né trofei
ma amano ogni giorno
molto più di noi .
Tutte le persone inutili
vinceranno prima o poi
ma non lo sapranno mai
e nel loro paradiso
non ci andremo noi.>>


L'attuale sistema economico, tecnico e politico ha notevolmente accresciuto la sua capacità di generare “gente di scarto”.

E' infatti dalle modalità di ripartizione della torta che dipende:
  • il livello di povertà che in molti casi si trasforma in miseria nuda e cruda;
  • la possibilità o meno di avere il cibo sufficiente per vivere,
  • la possibilità o meno di avere adeguata istruzione e cure sanitarie;
  • il livello di prestazione e assistenza sociale;
  • il livello di protezione sociale in caso di calamità naturali, perdita del lavoro e disoccupazione;
  • il livello di criminalità più o meno organizzata;
  • il livello di sfruttamento delle risorse umane e naturali;
  • le conseguenze delle crisi economiche (grandi depresioni o recessioni);
  • il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche;
  • la dimensione e direzione dei flussi migratori (di uomini non di uccelli);
  • ecc.  ecc.

Non voglio affermare che le condizioni di vita dell'uomo su questo pianeta dipendano solo dalla distribuzione del reddito e della ricchezza, ma dato che le risorse sono scarse, è di tutta evidenza quanto sia importante il tema dell'ineguaglianza (inequality).

Sull'importanza di questo tema si pronunciano da tempo anche le Nazioni Unite che in occasione del Millennium Summit, nel settembre del 2000, hanno stabilito alcuni principi fondamentali tradotti in altrettanti obiettivi o “Goals”:


<<We consider certain fundamental values to be essential to international relations in the twenty-first century. These include:

• Freedom. Men and women have the right to live their lives and raise their children in dignity, free from hunger and from the fear of violence, oppression or injustice. Democratic and participatory governance based on the will of thepeople best assures these rights.

•. Equality. No individual and no nation must be denied the opportunity to benefit from development. The equal rights and opportunities of women and men must be assured.

• Solidarity. Global challenges must be managed in a way that distributes the costs and burdens fairly in accordance with basic principles of equity andsocial justice. Those who suffer or who benefit least deserve help from those who benefit most.

• Tolerance. Human beings must respect one other, in all their diversity of belief, culture and language. Differences within and between societies should be neither feared nor repressed, but cherished as a precious asset of humanity. A culture of peace and dialogue among all civilizations should be actively promoted.

• Respect for nature. Prudence must be shown in the management of all living species and natural resources, in accordance with the precepts of sustainable development. Only in this way can the immeasurable riches provided to us by nature be preserved and passed on to our descendants. The current unsustainable patterns of production and consumption must be changed in the interest of our future welfare and that of our descendants.

• Shared responsibility. Responsibility for managing worldwide economic and social development, as well as threats to international peace and security, must be shared among the nations of the world and should be exercised multilaterally. As the most universal and most representative organization in the world, the United Nations must play the central role.>>3

Nonostante siano passati tredici anni dal Summit, la strategia di riduzione della povertà e della diseguaglianza appare un ricordo sfuocato dato che l'integrazione dei tre pilastri – “barchette” - rappresentati dalla 1) crescita economica, 2) equità sociale e 3) sostenibilità ambientale sono sbattuti contro l' “iceberg” delle contraddizioni sistemiche del modello della globalizzazione iper-capitalistica.

Antonello B.

1Global risk 2014, ninth editon – World Economic Forum.
2Vite di scarto – Zygmunt Bauman – Editore Laterza (2007)

3United Nations Millennium Declaration – 18 settembre 2000.

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