La speranza

La speranza

venerdì 18 dicembre 2015

Dalla società del rischio alla società del crimine liquido – Paura e guerre sante.

Verso modelli post-capitalistici

Alla ricerca di modelli alternativi all'ipercapitalismo
per una società più giusta ed equa!
Contro la miseria e la schiavitù del modello imperante!

le grandi metamorfosi: Rapeism ovvero la nuova dimensione globalizzante

Dalla società del rischio alla società del crimine liquido – Paura e guerre sante.


Nel 1996 Samuel P. Huntington scriveva nel suo saggio “The Clash of Civilization and the remaking of world order”:
<<Come si spiega una simile rinascita religiosa a livello mondiale? Ovviamente, esistono fattori specifici operanti in singoli paesi e civiltà. Sarebbe ingenuo, tuttavia, pensare che tante svariate cause abbiano prodotto sviluppi uguali e simultanei in buona parte del mondo. Un fenomeno di dimensioni generali esige una spiegazione generale. Per quanto gli eventi succedutisi in particolari paesi possano essere stati influenzati da fattori specifici, non c’è dubbio che debbano esserci state delle motivazioni d’ordine generale. Quali? La causa più ovvia, saliente e importante è esattamente la stessa che si pensava spiegasse la morte della religione: i processi di modernizzazione sociale, economica e culturale divampati nel mondo nella seconda metà del XX secolo. Sistemi che avevano offerto ai cittadini identità e autorità sono crollati. Masse di uomini e donne si spostano dalle campagne alle città, recidono le loro proprie radici e si tuffano in un nuovo lavoro, oppure restano disoccupati. Interagiscono con una moltitudine di stranieri e stabiliscono nuovi tipi di rapporti sociali. Necessitano di nuove fonti di identificazione, nuove e stabili forme di comunanza, nuovi corpi di regole morali che diano un senso e uno scopo alla loro vita. La religione, sia quella tradizionale che quella fondamentalista, risponde a tutte queste necessità.>>[1]

Sul Financial Times del 17 novembre 2015 Gideon Rachman scrive:

<<Ever since the late Samuel Huntington predicted that international politics would be dominated by a “clash of civilization”, his theory, first outlined in 1993, has found some of its keenest adherents among militant Islamists. The terrorists who inflicted mass murder on Paris are part of a movement that sees Islam and the west as locked in inevitable mortal combat. Leading western politicians, by contrast, have almost always rejected Huntington’s analysis. Even former US President George W. Bush said: “There is no clash of civilization”. And life in multicultural western nations, most of which have large Muslim minorities, offers a daily refutation of the idea that different faiths and cultures cannot live and work together. In the aftermath of the Paris attacks, that core idea needs to be reaffirmed.>>

Siamo allo scontro di civiltà e di barbarie? Possono convivere occidentali e non occidentali visti i trascorsi storici? 

Di queste religioni e neo terrorismi non avevamo comunque proprio bisogno!

Ma così è se vi pare…

Questo 2015 non è stato l’anno dell’Expo universale di Milano, no! E’ stato l’anno di Parigi.

Era infatti un mercoledì di gennaio – il 7 per precisione - in cui due uomini entrano nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo nel centro di Parigi e a colpi di Kalashnikov fanno una strage invocando Allah.

E siamo al 13 novembre scorso quando una serie di attentati terroristici lascia sul campo – nei pub, cinema e discoteche parigine - 129 morti e 352 feriti.


Qualcuno ha parlato di 11 settembre dell’Europa.

E così anche l’Europa – o meglio i singoli stati europei, dato che anche in questo caso, come in tutti quelli in cui le sfide sono forti e i problemi profondi, prevale la dimensione nazionalistica - si scopre in “guerra”.

E’ proprio Monsieur Hollande che lunedì 16 novembre a Camere riunite <<Ha chiesto che l’Unione europea lo affianchi nella “guerra”, che renderà visita a Barak Obama e Vladmir Putin per costruire una coalizione in grado di annientare l’autoproclamato califfato di Abu Bakr al Baghdadi.>>[2]

Noto che il lessico della politica dei nostri giorni torna ad avere qualche assonanza con quello di ca.100 anni fa.

Certo allora la guerra era riferita al mondo solido, oggi per dirla con Bauman il mondo è liquido e quindi anche la guerra e la violenza sono diventate liquide, cioè non più riferibili ad una frontiera, ad un territorio ben delimitato, con un soldato con tanto di uniforme ben riconoscibile e individuabile nella trincea nemica. Oggi il nemico può essere in ogni dove e sorprenderti mentre sorseggi un caffè o danzi in qualche discoteca, o voli su qualche aereo o viaggi su qualche metro o sei in ufficio a scrivere qualche articolo.

Tutto può succedere, tutto può essere fonte di paura e non solo nei confronti dell’uomo nero del nuovo Califfato.

E’ ormai di tutta evidenza come in tre o quattro lustri il lessico del mondo occidentale - o almeno di quella parte di esso che ha sempre rappresentato il pensiero dominante delle classi egemoniche e plutocratiche - sia profondamente cambiato.

Dal lessico che rifletteva l’ottimismo connesso alle nuove opportunità della globalizzazione, di Eurolandia, del liberismo economico del villaggio globale e della vittoria del bene su male (il bene, il modello americano e il male, il modello sovietico), si è passati ad un lessico che riflette i rischi, le paure, le crisi e le patologie del sistema mondo.
Infatti i termini più usati (ed abusati) di questi ultimi due decenni sono:
crisi, terrorismo, default, guerra, attentati, barconi, migranti, paura, barbari, muri, violenza, nemico, rivale, caos, disordine, corruzione, truffa e via di questo passo.

In effetti forse né gli Americani né gli Europei avrebbero mai immaginato che un loro parente, un loro figlio o un loro amico, andando al cinema o al bar o al lavoro potesse essere massacrato e sterminato in un giorno qualunque.

Il sociologo e teorico della società del rischio Ulrich Beck – recentemente scomparso - scriveva nel lontano 1986:

<<Detto in termini sistematici, prima o poi, nel continuum del processo di modernizzazione, le situazioni e i conflitti sociali di una società “distributrice di ricchezza” iniziano ad intersecarsi con quelli di una società “distributrice di rischi”. (…) Non viviamo ancora in una società del rischio, ma non viviamo più soltanto nel quadro dei conflitti distributivi della società della penuria. Via via che questa transizione si compie, si afferma nei fatti una trasformazione sociale che ci porta al di fuori delle consuete categorie del pensare e dell’agire. (…) È vero: i pericoli aumentano, ma non sono tradotti politicamente in una politica preventiva di gestione dei rischi. Anzi: non è affatto chiaro che tipo di politica e di istituzioni politiche possano essere in grado di fare ciò. Senza dubbio si crea una comunanza, invisibile come i rischi, ma rimane più un desiderio che una realtà. (…) La spinta di fondo della società classista può essere riassunta in una frase: ho fame! La dinamica messa in movimento con la società del rischio si esprime invece con la frase: ho paura! Al posto della comunanza indotta dalla penuria subentra la comunanza indotta dalla paura. In questo senso le caratteristiche tipiche della società del rischio mettono in risalto i tratti di un’epoca sociale in cui la solidarietà della paura nasce e diventa una forza della politica. É però ancora del tutto da chiarire che effetti abbia la forza di coesione della paura[3].

“Nel continuum del processo di modernizzazione”… altro che processo di modernizzazione! Questo può definirsi processo di demolizione e distruzione. D’altronde cosa potevamo aspettarci dal sistema contradditorio e caotico del mondo post-moderno iper-capitalista se non uno scenario in cui si passa da un’emergenza all’altra senza soluzione di continuità. Ad inizio del nuovo millennio eravamo in emergenza terrorismo (effetto 11 settembre 2001), poi siamo passati ad emergenza crisi finanziaria ed economica, poi ancora all’emergenza euro e Europa, poi all’emergenza migrazioni e siamo ritornati al punto di partenza: adesso siamo a combattere il Califfato, l’integralismo terrorista della Jihad e alla “guerra santa”.

Credo che il prof. Beck abbia colto con molto anticipo, rispetto a noi comuni mortali, l’essenza dei cambiamenti (metamorfosi) epocali, riferiti principalmente alle società industrializzate e moderne, che stiamo vivendo.

In questi ultimi anni i rischi potenziali si sono trasformati in danni certi, in violenza e crimine: mi riferisco ai rischi dell’inquinamento ambientale, a quelli connessi alle politiche economiche del crescismo (o del Pil-ismo), al finanz-capitalismo dispensatore di titoli tossici a destra e a manca, alla corsa continua agli armamenti pubblici e privati, alla divaricazione spaziale delle disuguaglianze (ecc).

È ancora attuale la frase “Ho fame!, la fame uccide ancora nel mondo e non solo in quello “in via di sviluppo”, ma anche in quello sviluppato, però in questo 2015 ha preso il sopravvento la seconda frase ricordata da Beck “Ho paura!”. E le fonti della paura si stanno moltiplicando a dismisura in questo labirinto post moderno.

Mi chiedo ancora: chi sta divorando il mondo? Il mondo – questo labirinto postmoderno - in pasto a chi va? In pasto al mercato, in pasto ai sacerdoti del capitale e del dio denaro? In pasto ai vecchi e nuovi fondamentalismi?

Vecchi e nuovi fondamentalismi sempre pronti ad innescare processi di distruzione creatrice, ma quale creazione giustifica quale distruzione e quale risultato giustifica quale violenza?

Ci sono violenze derivanti dai crimini comuni e ci sono violenze e crimini che sono il frutto dell’adozione e dell’applicazione di modelli e sistemi economici, politici e religiosi.

Quanti sono stati gli stermini e le varie forme di violenza che hanno caratterizzato la storia dell’homo sapiens? Potremo rispondere che sono state infinite. Perché? Perché Homo, homini lupus? Perché Adamo ed Eva sono stati scacciati dal paradiso terrestre?
Non so, ma una verità è certa: troppa violenza ha caratterizzato la storia dell’uomo su questo misero pianeta. Se un tempo la potenza della violenza era strettamente collegata alla forza muscolare, da alcuni secoli la violenza si avvale delle forme più avanzate che la scienza e la tecnologia mettono a disposizione.

Leggo nell’articolo “Evoluzione generale del bene” pubblicato sul Sole 24 ore di domenica 18 ottobre a firma di Matt Ridley: <<Il bene è qualcosa che viene lasciato evolvere, il male è qualcosa che si fa: questo è stato il tema dominante della storia. (…) E’ facile prevedere che il 21mo secolo sarà dominato pressoché totalmente dagli shock di cattive notizie, ma vedrà un progresso pressoché invisibile delle buone cose. Cambiamenti incrementali, inesorabili ed inevitabili ci daranno quei miglioramenti materiali e spirituali che renderanno la vita dei nostri nipoti più ricca, più sana, più felice, più intelligente, più pulita, più gentile, più libera, più pacifica e più uguali - quasi esclusivamente come sotto prodotto fortuito dell’evoluzione culturale. Ma le persone che hanno grandi piani continueranno a causare dolore e sofferenza. Smettiamola di dare tanto credito ai “creazionisti sociali”, mentre incoraggiamo e celebriamo l’evoluzione di tutte le cose.>>

E di “creazionisti sociali” del dolore e sofferenza in giro ce ne sono sempre tanti, troppi! Ma basteranno i cambiamenti incrementali, oppure sarà necessario una rivoluzione profonda dei modelli politici, sociali ed economici?

Mi chiedo ancora:
·        non sarà mica che i modelli economici, politici e religiosi di questi nostri tempi siano ridiventati ancora una volta modelli della criminalità e dello stupro sistemico?
·         non sarà mica che anche questa volta qualcuno voglia farla franca con la scusa della distruzione creatrice?

Forse è venuto il tempo in cui i modelli di modernizzazione e di occidentalizzazione devono cessare di produrre su larga scala mostri e rischi rispetto ai quali poi ci troviamo costretti continuamente a fare i conti.

Vedremo!
Ancora una volta saranno i fatti a darci le risposte sperando che almeno questa volta i fatti non vengano manipolati dalle forze dominanti.

18 dicembre 2015.

Antonello B.





[1] Lo scontro di civiltà e il nuovo ordine mondiale- Samuel P. Huntington – Garzanti – 1997.
[2] L’Espresso – n.47 26-11-2015 pag. 21.
[3] “ La società del rischio – verso una seconda modernità- Ulrich Beck – Carocci Editore – 2000 il grassetto è mio).

domenica 20 settembre 2015

Verso l'era dello STUPRO?!

Verso modelli post-capitalistici

Alla ricerca di modelli alternativi all'ipercapitalismo
per una società più giusta ed equa!
Contro la miseria e la schiavitù del modello imperante!

Le grandi metamorfosi:

dalla globalizzazione economica alla societa’ del rischio: un’introduzione all’era dello stupro.


Flash e abbagli dal labirinto post-moderno
Cosa ci ha offerto la calda estate?
Una forma paludosa e lugubre di quello stato di ipossia che sta progressivamente invadendo tutto il labirinto nel quale siamo costretti o ci hanno costretto a “boccheggiare” e finché potremo boccheggiare.
Così anche i pesci muoiono….
“Orbetello, emergenza in laguna: 40 tonnellate di pesci morti. La causa è il caldo e le temperature elevate dell'acqua. Il sindaco: "Chiediamo stato di calamità naturale" (Fonte R.it Firenze 27/7/2015)


Così anche le foreste vanno in fumo…
Vasti incendi boschivi in Russia. In Russia oltre 29 mila ettari di taiga bruciano nella regione di Irkutsk. Un altro ampio incendio è in corso intorno a Gelendzhik, sul Mar Nero. Evacuati i resort. (Fonte: Euronews – 11 / 8 /2015)
Incendi nel nord del Portogallo e della Spagna: caldo e siccità favoriscono i roghi (Fonte: Euronews – 11 / 8 /2015)
Gli USA alla prova del fuoco. Brucia la Napa Valley (Fonte: Euronews – 05 / 8 /2015)



…e i ghiacciai si sciolgono

“Clima: lo scioglimento dei ghiacciai mai così veloce negli ultimi 120 anni4 agosto 2015 11:48 - Valentina Ferrandello Fonte: Meteoweb.eu).”


Ma l’ipossia non uccide solo i pesci e il fuoco non incenerisce solo gli alberi: l’ossigeno viene anche a mancare alle bambine e donne stuprate in nome di dio (quale dio?) ed il fuoco brucia le case della Libia, dell’Iraq, della Siria e …
“L’ISIS e la “teologia dello stupro” L'articolo più letto da ieri sul sito del New York Times racconta la metodica pianificazione della schiavitù sessuale delle donne yazide da parte dell'ISIS
“Isis, stupri cinque volte al giorno e sigarette spente sulla carne: il racconto choc delle yazidi a Londra” (Fonte: Il messaggero.it – 18/7/2015)


Ma il denaro purtroppo non fa mancare l’ossigeno al cervello di questi arcimiliardari che si candidano per guidare uno degli imperi più potenti della storia umana (finché regge)…

“Donald Trump: "Scuse? Io non ho offeso nessuno..."
Attacchi alle donne, eccessi e commenti al veleno: eppure il magnate svela le ipocrisie della corsa alla Casa Bianca più feroce della storia di ERIC BRADNER” (Fonte: R.it Esteri -10/8/2015)
-o-

I flash e le immagini che ci giungono dal labirinto post-moderno hanno proprio un sapore di catastrofe e di apocalisse: siamo arrivati al capolinea dell’antropocene?

C’è da preoccuparsi?

Obama si preoccupa. Forse anche Obama si sente soffocare, sente che l’ossigeno stenta a farsi strada nel cielo dei gas serra. Sente anche lui l’odore acre della tragedia che sta bussando alle nostre porte, anzi, volevo dire che le ha già sfondate. Obama dichiara che questa è l’ultima generazione che può fare ancora qualcosa per salvare il pianeta… E forse, questa volta farà il bis? Vincerà un altro premio Nobel (anche questa volta meritato?): il premio Nobel per la difesa dell’ambiente e dell’ecosistema? Lui il presidente di quegli Stati che più di ogni altro hanno contribuito ai successi del “predominio sulla natura”, in nome della libertà capitalistica, del profitto e della virtù della mano invisibile?
(cfr: “Il piano Obama per salvare il clima: «Il 32% di emissioni nocive in meno entro il 2030» - Fonte Il Sole 24 Ore 3/8/2015).

Anche Papa Francesco si preoccupa:

<<Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio anche sull’economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale e con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale. In alcuni circoli si sostiene che l’economia attuale e la tecnologia risolveranno tutti i problemi ambientali, allo stesso modo in cui si afferma, con un linguaggio non accademico, che i problemi della fame e della miseria nel mondo si risolveranno semplicemente con la crescita del mercato. Non è una questione di teorie economiche, che forse nessuno oggi osa difendere, bensì del loro insediamento nello sviluppo fattuale dell’economia. Coloro che non lo affermano con le parole lo sostengono con i fatti, quando non sembrano preoccuparsi per un giusto livello della produzione, una migliore distribuzione della ricchezza, una cura responsabile dell’ambiente o i diritti delle generazioni future. Con il loro comportamento affermano che l’obiettivo della massimizzazione dei profitti è sufficiente. Il mercato da solo però non garantisce lo sviluppo umano integrale e l’inclusione sociale.>> [1]

Ma mentre i due si preoccupano, altri due gozzovigliano e brindano alla loro amicizia:

<<Nel secondo fine settimana di settembre l’ex presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi ha trascorso alcuni giorni in Crimea con il presidente russo Vladimir Putin. Nelle ultime ore i principali giornali internazionali hanno scritto che durante quella visita Berlusconi e Putin hanno stappato e bevuto insieme una bottiglia di vino di 240 anni che si stima valesse circa 80mila euro.>> (Fonte: Il post 19/9/2015).

E’ così che gira il mondo…

Un mondo che per Federico Rampini sembra impazzito, un mondo che vive nell’Era del Caos”. E’ questo infatti il titolo del suo ultimo saggio che inizia proprio così: 
<<Basta leggere i giornali, accendere la TV, per avere conferme angoscianti. Il mondo ci sembra impazzito. L’attualità quotidiana è una fonte di panico. Lo Stato Islamico vuole costruire un Grande Califfato e minaccia di portare la sua guerra santa fino a Roma. Intanto, dopo la Siria e Iraq si è già spinto fino ad occupare pezzi della Libia. Ondate di profughi sbarcano e tentano di sbarcare sulle nostre coste, a migliaia sono già i morti in una delle tragedie umanitarie più gravi dal dopoguerra. L’anno 2015 si è aperto con vari attacchi terroristici che hanno colpito l’Occidente: la strage di “Charlie Hebdo” a Parigi, la sparatoria contro i turisti (21 stranieri uccisi tra cui 4 vittime italiane) in un museo di Tunisi, seguita da una strage in un hotel per stranieri. Si combatte in Europa, con le truppe di Vladimir Putin schierate ad appoggiare i ribelli in Ucraina (…) anche la Cina sta diventando al tempo stesso sempre più autoritaria e sempre più antioccidentale (...)[2].

Ma il caos si trasforma in violenza, la violenza in crimine e il crimine in stupro sistemico.

I passaggi e le metamorfosi sono stati molto veloci. 

Dagli anni ’70 del secolo scorso è iniziato un processo di cambiamento su sala globale i cui effetti si stanno scaricando come bombe sul secolo in corso.

Il dio trascendente delle religioni dominanti o di moda, morto definitivamente (per gli occidentali) nei campi di sterminio di teutonica memoria, è stato sostituito in termini globali dal dio mercato e dal dio denaro.

Le forme istituzionali, politiche e sociali sono divenute ancillari, subordinate alle forze commerciali, finanziarie ed economiche, mentre la scienza e la tecnologia sono le braccia e le gambe di queste forze. 

Le forze capitalistiche sono diventate iper-turbo capitaliste sulla scala globale. In questo contesto i singoli Stati appaiono come il topolino nelle grinfie del “gatto mercato”. 

Quello che sembra apparentemente paradossale è che il topo asseconda i desideri del “gatto”, ma paradossale non è, infatti è solo una questione di forza e di predominio di cui i fondamentalisti del mercato cantano le lodi.

E le unghie del gatto si sono fatte sempre più robuste ed aguzze: sono i dogmi delle privatizzazioni, dell’efficientamento, della deregulation, della flessibilità, del riformismo neoliberista che fissa l’agenda ormai su scala planetaria.

La “mano invisibile”, si è trasformata in zampa di gatto e in mano d’acciaio sempre pronta a ferire e a violentare. Una violenza che non è più limitata a qualche fatto di cronaca o di polizia locale: è una violenza sistemica quasi istituzionalizzata data la sua diffusione e frequenza.

Di bolla in bolla, di balla in balla, di crisi in crisi: il percorso è diventato caotico e pernicioso.

Un tempo all’ingresso dei campi di sterminio si affiggeva l’insegna con su scritto “il lavoro rende liberi” ("Arbeit macht frei"); oggi all’ingresso del labirinto post-moderno possiamo scrivere a lettere cubitali “il mercato rende liberi” (“Market is freedom”). Sarà vera libertà? La parafrasi mi sembra appropriata.

In questo nostro labirinto post-moderno alcuni muri cadono in frantumi, ma altri vengono prontamente edificati per fronteggiare nuove paure e nuove violenze.

Nuove paure e antiche violenze sorgono e con esse nuove e vecchie fratture emergono.

Sono le violenze e il crimine:
       
  • d    delle fobie neoliberiste;
  • ·         delle politiche fondate sulla corruzione e la lotta per il potere;
  • ·         della finanza che ingegnerizza il furto planetario;
  • ·         del crescismo bulimico del modello ancorato allo sviluppo del P.I.L.;
  • ·         dello sfruttamento delle risorse ambientali e dell’inquinamento;
  • ·         dell’esportatore della democrazia per mezzo delle bombe e dei droni;
  • ·         del business as usual;
  • ·         dei dogmi delle religioni di massa;
  • ·         di chi ricerca le rendite di posizione ad ogni costo;
  • ·         di chi esternalizza i rischi e i danni sugli altri;
  • ·         del politico che fa di Pinocchio il proprio modello carismatico;
  • ·         di chi schiavizza e fa contrabbando di uomini;
  • ·         che subisce chi viene cacciato dal luogo dove è nato; dove ha sempre lavorato;
  • ·         di chi progetta e produce armi sempre più sofisticate;
  • ·         dell’imprenditore bulimico che vuole sempre di più;
  • ·         di chi si approfitta degli aiuti di Stato;
  • ·         di chi delocalizza fregandosene degli impatti su chi resta;
  • ·         della diseguaglianza diventata astronomica e simile a quella dell’età dei faraoni;
  • ·         di chi sfrutta il potere pubblico a suo vantaggio e scapito della popolazione;
  • ·         di chi sfrutta le privatizzazioni per appropriarsi del patrimonio pubblico;
  • ·         di chi fa il predatory lending;
  • ·         del gioco ludopatico;
  • ·         dei bonus miliardari dei top managers;
  • ·         degli evasori fiscali con i loro paradisi;
  • ·         ECC. ECC.

Quante forme di crimine, quanti esempi quotidiani, quanta forza e potenza hanno i criminali!!

Allora mi chiedo: siamo entrati nell' ERA - ETA' DELLO STUPRO?


Settembre 2015.

Antonello B.








[1] Papa Francesco: Laudato sì – Enciclica sulla cura della casa comune – Edizioni San Paolo -2015
[2] Federico Rampini: L’età del caos – Viaggio nel grande disordine mondiale – Mondadori – 2015.

domenica 19 luglio 2015

L’Europa strozzata tra “Exit” ed “Exodus”: dalla “distruzione creatrice” alla “creazione distruttiva” dell’economia che uccide.

Verso modelli post-capitalistici

Alla ricerca di modelli alternativi all'ipercapitalismo
per una società più giusta ed equa!
Contro la miseria e la schiavitù del modello imperante!

1      Diagnostica - I fondamentali:  Le grandi patologie e metamorfosi


L’Europa strozzata tra “Exit” ed “Exodus”: dalla “distruzione creatrice” alla “creazione distruttiva” dell’economia che uccide.


Flash e abbagli dal labirinto post-moderno:


Exodus & Grexit

Copertina dell’Espresso del 4 giugno 2015




Macete & Droni




 


Sono abbastanza eloquenti ed espressive le immagini che, di questi tempi, illuminano e abbagliano il nostro labirinto postmoderno ipercapitalistico.

Sono immagini di violenza degli esodi tragici dei migranti che si mischiano a quelle degli exit di espulsione di paesi che si sentono anch’essi violentati, strozzati e gabbati da sistemi economici dettati dai diktat dei modelli delle nuove èlite tecnocratiche e plutocratiche.

Sono anche immagini di strumenti in grado, con forme e mezzi diversi, di seminare violenza e morte: sono armi antiche, utilizzate in certi casi come antidoto ai controllori dei biglietti sui treni, ma anche armi nuove che danno lustro alle potenze neo-imperialiste supertecnologiche.

Il 17 maggio scorso chiudevamo il nostro post sottolineando come violenza e criminalità sistemiche (la criminomics) siano fenomeni che sprigionano la loro forza grazie allo sviluppo repentino e caotico della globalizzazione e della moltiplicazione della ricchezza in mano a élite plutocratiche ed autoreferenziali.

La criminalità sistemica si nutre ed ingrassa con i feticismi e miti dell’ideologia neoliberista che considera il mercato come mezzo supremo di regolamentazione, di efficientamento dei sistemi economici, politici e l’accumulazione capitalistica della ricchezza, come principale scopo della vita umana su questo pianeta.

Il tempo presente vede il moltiplicarsi di vecchie e nuove forme di privazione, povertà, miseria e morte.

La privazione di chi perde il lavoro o di chi un lavoro non ce l’ha mai avuto, la miseria di chi deve fuggire o viene costretto ad esodare da terre inospitali e viene imbarcato verso terre che dovrebbero essere ospitali, ma che da tempo non lo sono più o forse non lo sono mai state per gli estranei e la morte per chi, di fronte alle nuove sfide, non riesce a sopravvivere.
L’Europa poteva essere una meta ospitale? L’Europa come sogno.

Così scriveva Jeremy Rifkin nel suo saggio “Il sogno Europeo” che non è di un secolo fa bensì del 2004:

<< L’Europa è diventata la nuova “città sulla collina”: il mondo sta guardando a questo grande nuovo esperimento di governo transnazionale, sperando che offra quell’indicazione così necessaria riguardo alla direzione che l’umanità globalizzata deve prendere. Il Sogno europeo, con l’accento che pone sull’inclusività, la diversità, la qualità della vita, la sostenibilità, il “gioco profondo”, i diritti umani universali, i diritti della natura e la pace, è sempre più affascinante per una generazione ansiosa di essere connessa globalmente, nello stesso tempo, radicata localmente.

Per quanto sia troppo presto per dire quanto successo avranno alla fine gli “Stati Uniti” d’Europa, credo si possa affermare con certezza che, in un’era in cui lo spazio e il tempo si stanno rapidamente annullando e le identità diventano sempre più stratificate e globali, nessuna nazione, entro venticinque anni, sarà in grado di fare da sola: gli Stati europei sono stati i primi a capirlo ed ad agire di conseguenza, confrontandosi con la realtà di un mondo interdipendente in via di globalizzazione. Gli altri li seguiranno.>>[1]

Purtroppo il sogno si è trasformato in un incubo!

Quella che era la previsione, e anche l’augurio, di Rifkin per un modello europeo che potesse soppiantare quello del “sogno americano”, si è rivelata mera illusione. O forse l’economista americano non aveva ben compreso la natura del modello neoliberista di cui era impregnato il trattato di Maastricht. 
Il sogno si è trasformato in una macchina potente alimentata da un modello parossistico e paranoico di saldi contabili, di parametri da rispettare, di debiti (colpe) da restituire (espiare), di riforme da realizzare che stanno via via lastricando la strada che non sappiamo dove ci condurrà.

Un tempo si diceva che la “strada per l’inferno è lastricata di buone intenzione”: oggi mi chiedo se le buone intenzioni sono rappresentate dalle Riforme! Riforme! e ancora Riforme dettate dal modello neoliberista ipercapitalista. 
E se il combinato disposto delle riforme e dell’austerity fosse una miscela perversa di cattive intenzioni? Allora la destinazione per l’inferno diventerebbe proprio una certezza.

Dell’inferno si stanno già udendo le “parole”, gli “urli” e vivendo le “crisi”.

… le Parole che scaldano l’aria:

·         “La fine dell’Europa come terra promessa”
·         “Default”
·         “Avanti con le Riforme”
·         “Debito insostenibile”
·         “Niente giustizia”
·         “Niente solidarietà”
·         “Fine dell’euro”
·         “Tragedia Greca e tragedia Europea”
·         “Banche chiuse e ritorno alla dracma”
·         “Ayatollah dell’austerity”
·         “Rigore, rigore!”

  
…gli Urli che incendiano…

<<Se fallisce l’euro fallisce l’europa>>
<<Evitiamo il contagio>>

A questi urli Tsipras risponde con un referendum:

“Per la sovranità e la dignità della Grecia” [2]:
“Siamo di fronte alla responsabilità storica di non lasciare che le lotte e i sacrifici del popolo greco siano stati vani, alla responsabilità di rafforzare la democrazia e la nostra sovranità nazionale. E questa responsabilità pesa su di noi.
È la nostra responsabilità per il futuro del nostro Paese.
Questa responsabilità ci obbliga a rispondere all’ultimatum basandoci sulla volontà sovrana del popolo greco.
Questa sera, il Governo è stato convocato e ho proposto un referendum, in modo che il popolo greco possa decidere.
La mia proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani il Parlamento terrà una riunione straordinaria per ratificare la proposta del Governo per un referendum che si terrà domenica prossima, il 5 luglio. La domanda sulla scheda elettorale sarà se la proposta delle istituzioni dovrebbe essere accettata o rifiutata.
Ho già informato il presidente francese, la cancelliera tedesca e il presidente della Bce della mia decisione, mentre domani chiederò una breve proroga del programma – per iscritto – ai leader dell’Ue e alle istituzioni, in modo che il popolo greco possa decidere senza pressioni e ricatti, come previsto dalla Costituzione del nostro Paese e della tradizione democratica dell’Europa.
Cittadini greci,
Vi invito a decidere, con la sovranità e dignità che vuole la storia greca, se dovremo accettare l’esorbitante ultimatum che chiede una rigorosa e umiliante austerità senza fine, e senza la prospettiva di poterci reggere in piedi, socialmente e finanziariamente.
Dobbiamo rispondere all’autoritarismo e alla dura austerità con la democrazia, con la calma e con decisione.
La Grecia, la culla della democrazia, deve inviare un clamoroso messaggio democratico alla comunità europea e mondiale.
Io mi impegno personalmente a rispettare l’esito della vostra scelta democratica, qualunque essa sia.
Sono assolutamente fiducioso che la vostra scelta onorerà la storia del nostro Paese e invierà un messaggio di dignità in tutto il mondo.
In questi tempi difficili, tutti noi dobbiamo ricordare che l’Europa è la casa comune di tutti i suoi popoli.
Che in Europa non ci sono proprietari e ospiti.
La Grecia è, e rimarrà, parte integrante dell’Europa, e l’Europa parte integrante della Grecia.
Ma un’Europa senza democrazia sarà un’Europa senza identità e senza una bussola.
Chiedo a tutti voi di agire con unità nazionale e compostezza, e di prendere una decisione degna.
Per noi, per le generazioni future, per la storia greca.
Per la sovranità e la dignità del nostro Paese.>>

Ma cosa può fare un referendum per cambiare la sorte di un paese così indebitato?




Ma la democrazia di un paese in ginocchio cosa può fare di fronte alla forza dei creditori?
La risposta è stata chiara: Niente! Nichts!

E’ proprio azzeccato quello che ci dice Zizek:

<<Un leader o un partito, eletto nell’entusiasmo generale, comincia con il promettere un “mondo nuovo”, ma presto o tardi deve confrontarsi con il seguente, essenziale, dilemma: osare mettere mano ai meccanismi capitalistici o semplicemente “stare al gioco”? Se si arreca disturbo al capitale si è prontamente “puniti” dalle reazioni del mercato, dal caos economico e da tutto quel che ne segue>>[3]

E così è stato per la Grecia, ma anche per l’Italia, e per tutti quei paesi deboli e indebitati fino alle midolla.

Mi vengono in mente a questo punto due aforismi di Churchill:
·         “La democrazia funziona quando a decidere sono in due e uno è malato”;
·     “È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora”.

Il primo aforisma è proprio azzeccato: la Germania ha deciso, fino ad oggi, la sorte della Grecia, dato che la Grecia è “malata” e lo è  assieme a tutti gli altri membri che ormai si allineano ai diktat teutonici. Con ciò non voglio assolutamente dire che i governi greci degli ultimi trent’anni non abbiano una fortissima responsabilità nell’aver determinato la tragedia di questo paese che si è illuso di poter stare al “passo dei tedeschi”.

Il secondo aforisma deve essere necessariamente aggiornato in quanto oggi possiamo affermare che la democrazia - o almeno quelle espressioni o istituzioni formali della democrazia che ci facevano illudere che il popolo avesse qualche potere – è morta, è kaput! Altre forme di governo si stanno sperimentando nel nostro labirinto europeo, nella nostra Eurolandia!

E così siamo arrivati al terzo intervento in cinque anni per salvare la Grecia.E’ proprio valido il detto “chi va al due va al tre” e dopo? Dopo vedremo! Per il momento “abbiamo fermato il contagio!”

Adesso la Grecia deve fare i compiti a casa per poter beneficiare di “prestiti” per 86 miliardi (dopo interventi di salvataggio di 110 mld nel 2010 e 130 mld nel 2012), altrimenti …

Ma quali sono i termini dell’accordo?

In estrema sintesi sono (vedi il testo “Eurosummit 12 luglio 2015 SN4070/15http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2015/07/12-euro-summit-statement-greece/):

Riforme richieste per le misure sull'Iva; nuove misure anticipate per garantire la sostenibilità del sistema pensionistico; la piena indipendenza dell'Elstat, vale a dire l'Ufficio greco di Statistica; il pieno rispetto del Fiscal Compact; la nascita di un consiglio di bilancio indipendente. Inoltre l'adozione di un codice di procedura civile e l'adozione delle nuove regole europee sulla gestione delle crisi bancarie.
Mandato alle tre istituzioni - la Banca centrale europea, il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea - di negoziare il vero e proprio memorandum. I creditori hanno imposto alla Grecia la nascita di un fondo in cui verranno versati attivi per 50 miliardi di euro. La ristrutturazione del debito, con un taglio del suo valore nominale, è invece fuori discussione.
A me sembrano ricette che riflettono il modello economico neoliberista dell’Unione Europea: un modello che ormai è tutto completamente da rifondare, ma non credo che gli apologeti del neoliberismo teutonico abbiano alcuna intenzione di rifondarlo.

Mentre la Merkel ci dice: <<Il cammino sarà lungo e difficile>>, Junker risponde <<Grecia, raggiunto l’accordo. “Non ci sono né vincitori né vinti”>> (13/07/2015)

E non poteva mancare l'Fmi: "Taglio debito o non approviamo il piano" (15/7/2015)

Qualcun’altro dichiara: «Come il golpe dei colonnelli del 1967» (Varoufakis 14/07/2015)

Cara frau Merkel, continuiamo a sperare che ci sia buona fede e che con le buone intenzioni non si lastrichi la strada per l’inferno.
Caro Junker, in realtà i vinti ci sono, ma non sono solo i Greci, è tutto il popolo europeo.
Intanto i Greci hanno già da un po’ di anni incominciato a sentire il caldo del fuoco infernale.
<<Grecia: «Il conto della disperazione? Diecimila suicidi in 5 anni, l’ultimo quello di mio figlio» intervista al direttore dell'ospedale greco Theodoros Giannaros, 58 anni, direttore dell’Ospedale Elpis, - dall’inviato Giuseppe Sarcina /CorriereTV >>(10/06/2015)
Oggi a mio avviso abbiamo un Euro senza Europa, un’Europa senza popolo, un popolo senza democrazia, ma forse ancora peggio senza futuro.

Possiamo arrivare a pensare che gli strumenti, anche quelli formali e di rappresentanza diretta che costituivano l’ultima spiaggia dei sistemi “democratici” non hanno più nessuna funzione nei paesi debitori.

Siamo di fronte ad una forma nuova di lotta di classe: la lotta tra paesi creditori e paesi debitori; tra paesi del nord e paesi del sud; tra comunitari ed extracomunitari; tra cattolici ed islamisti e fondamentalisti. La lotta di classe si è metamorfizzata con la globalizzazione: da lotta tra borghesia e capitalismo si è passati alla lotta tra i miserabili e i poveri costretti a vivere nel labirinto, mentre le èlite scorrazzano negli spazi intercontinentali pronti ad investire i loro mega-capitali.

Il paradosso o contraddizione per l’UE sta nel fatto che queste lotte di classe non dovevano esserci nella “Casa comune” europea e invece no, ci sono eccome. 

Oggi se avevamo ancora qualche dubbio lo abbiamo definitivamente rimosso, infatti una nazione indebitata che non rispetta i parametri della Troika non ha più sovranità sul proprio popolo e questo non ha più nessun diritto costituzionale. La sovranità si sposta altrove.

E’ questo il modello europeo che volevamo?

Ciò si verifica perché la Grecia non ha fatto i compiti a casa, non ha fatto le riforme! Ne siamo sicuri? 
E quando avrà fatto le riforme che sono previste dall’accordo che il Parlamento greco ha dovuto firmare, avendo la pistola puntata alla tempia, tutto si risolverà al meglio?

E’ come se il modello europeo che si è costruito progressivamente, un trattato dietro l’altro, a partire da metà degli anni ’80 del secolo scorso, anziché essere finalizzato alla costruzione della casa comune, si fosse metamorfizzato, trasformandosi in un modello di de-integrazione e demolizione di ciò che si era costruito. 

Siamo in quale ciclo del teorema dello sviluppo shumpeteriano? 
Dalla trasformazione del sogno in incubo e dalla distruzione del sistema socialdemocratico europeo pensiamo che una vera Unione Europea possa risorgere come la Fenice dalle sue ceneri? Oppure stiamo forse creando un sistema di distruzione per la distruzione?

In effetti le CRISI distruggono e inceneriscono, in questo tempo che mi sembra proprio l’apologia della crisi:

·         Crisi d’identità
·         Crisi/deficit di governance
·         Crisi/deficit di rappresentatività
·         Crisi sociale
·         Crisi economica
·         Crisi del debito
·         Crisi ambientale
·         Crisi politica
·         Crisi della democrazia

      Eccetera, eccetera.


Da alcuni anni (dal 2008) ci tengono sulla corda e in questo contesto, la crisi si è trasformata in caos e il caos in vecchie e nuove forme di violenza, predazione ed imperialismo.

Ormai è chiaro che ci stiamo muovendo in un labirinto che si sta trasformando in prigioni per le masse ed in regge per vecchie e nuove élite.

Uscire dal labirinto è possibile? Al momento non sembra esserci una via che ci possa condurre al di fuori dei recinti: non ci sono nuove mappe e la bussola è impazzita.

La bussola non segna più i punti cardinali tradizionali del nord, sud, est ed ovest.

Assistiamo a situazioni che sembrano del tutto paradossali: da un lato masse infinite di disperati caricati nelle carrette del mare che cercano rifugio in Europa per sottrarsi ai massacri, privazioni e miseria su terre africane, dall’altro lato paesi europei che sono continuamente sull’orlo di fallire o di volere uscire da accordi e sistemi geopolitici che si sono trasformati in trappole mortali.

In altre parole nel nostro labirinto post-moderno iper-capitalistico stiano assistendo a fenomeni di EXODUS e di EXIT.

Ma l’ EXODUS e gli EXIT non sono la causa ma la conseguenza di un’economia che uccide..

<<Oggi dobbiamo dire “no ad un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in Borsa…Alcuni ancora difendono le teorie della “ricaduta favorevole”, che presuppongono che ogni crescita economica, favorita dal libero mercato, riesce a produrre di per sé una maggiore equità ed inclusione sociale nel mondo. Questa opinione, che non è mai stata confermata dai fatti, esprime una fiducia grossolana e ingenua nella bontà di coloro che detengono il potere economico e nei meccanismi sacralizzati del sistema economico imperante. Nel frattempo, gli esclusicontinuano ad aspettare.>>[4]

Vade retro Caronte!

19 luglio 2015.

Antonello B.








[1] “Il sogno Europeo. Come l’Europa ha creato una nuova visione del futuro che sta lentamente eclissando il sogno americano” – Mondadori – 2004.
[2] il discorso di Tsipras per il referendum (27/06/2015)
[3] “Problemi in paradiso – Il comunismo dopo la fine della storia” – Slavoj Zizek – Ponte delle Grazie 2015.
[4] Papa Francesco - Questa economia uccide – Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi – Ed. Piemme - 2015