La speranza

La speranza

martedì 23 dicembre 2014

Lo Stato piegato ai voleri del dio mercato, le nuove paure e la demolizione del welfare state (II^ parte)

Verso modelli post-capitalistici

Alla ricerca di modelli alternativi all'ipercapitalismo
per una società più giusta ed equa!

Diagnostica - I fondamentali: Le grandi patologie.

La grande metamorfosi: Lo Stato piegato ai voleri del dio mercato, le nuove paure e la demolizione del welfare state (II^ parte).


Flash, istantanee ed abbagli dal labirinto post-moderno

Si dichiara che la forma prevalente verso la quale tendono gli Stati è quella democratica, ma credo che in molti casi di democrazia rimanga soltanto l'involucro esterno o forse neanche quello.

Osservando il nostro labirinto post-moderno vediamo sguazzare ed annaspare varie specie di Stati:
  • Stati Teocratici
  • Stati Integralisti dei più fantasiosi intergralismi
  • Stati Liberal Democratici
  • Stati Oligarchici e monarchici
  • Stati Monopartitici
  • Stati “Canaglia” (“rough states” secondo la definizione Usa)
  • Stati Predatori
  • Stati Depredati
  • Stati Debitori
  • Stati Creditori
  • Stati P.I.I.G.S
  • Stati Falliti o in via di Fallimento
  • Stati Narcostati
  • Stati Mafia
  • Stati Criminali
  • … ecc. ecc.
Gli avvenimenti di questi ultimi mesi ci lasciano un senso di profondo smarrimento e frustrazione di fronte ai rilevanti processi di trasformazione che stanno mettendo a soqquadro i valori fondamentali e le funzioni dello Stato.

I fatti sono del tutto eloquenti: eccone alcuni.
  • Mafia-capitale che liquida lo Stato a vantaggio dei pochi …

    <<Mafia Capitale: tra fascisti e ladroni Dopo gli arresti di ex terroristi neri e affaristi
 che tenevano in pugno la Roma di Alemanno, è caccia al tesoro della banda. Ecco la storia di tre inchieste profetiche condotte da "l'Espresso" 05 dicembre 2014>>



  • torture sistemiche del grande “esportatore di democrazia” che ti sciolgono …

    <<Usa, diffuso report su torture della Cia: “Violenze brutali che non sono servite>> (Fonte: Il Fatto Quotidiano 9/12/2014).



  • Il nuovo medioevo che ti liquida o ti crocifigge …
    <<Isis continua a scioccare: ad Aleppo crocifisso un uomo accusato di spionaggio.Sono stati gli stessi jihadisti a diffondere le immagini della "punizione esemplare “>> (Fonte: Tgcom 24 - 20 dicembre 2014


  • la droga che ti incenerisce …

    <<Messico, studenti scomparsi sono stati uccisi: confessano tre sicari dei narcos>> (Fonte: R.it – 7/11/2014)



  • I debiti che ti usurano e ti demoliscono …

    <<La Grecia resta sotto tutela con l’incubo di nuove elezioni Bruxelles scettica sulla richiesta di Atene di uscire dal salvataggio>>(Fonte:Corriere della Sera – 8/12/2014).

  • <<L'Argentina è in default: salta l'accordo sul debito. Il Paese non ha pagato gli interessi dovuti sui nuovi bond, 539 milioni di dollari in scadenza ieri a mezzanotte e che il giudice americano Griesa ha congelato in assenza di accordi con gli hedge. I fondi chiedevano il rimborso integrale delle loro obbligazioni per 1,5 miliardi. >> (Fonte:R.it Economia & Finanza – 31/07/2014).

  • Venezuela: "Abbiamo pagato". Rimandato il rischio default. L'annuncio del governo, che punta il dito contro la campagna internazionale "perversa". La prossima scadenza a fine mese. Respiro sull'obbligazionario e per i cds, ma la curva dei rendimenti dei titoli di Stato continua a mostrare un'altissima tensione (Fonte:R.it Economia & Finanza – 9/10/2014).

                                              



Di esempi ne abbiamo veramente per “tutti i gusti” ed è come se lo Stato si stesse liquefacendo in analogia a quanto avviene per le altre componenti delle strutture sociali.

-o-

Molti spettri si aggirano nel labirinto post-moderno, ammorbano l'aria, avvelenano l'acqua, fratturano la terra e oscurano il cielo: sono le vecchie e le nuove paure che anche oggi hanno al loro centro l'entità Stato.

Nel secolo scorso, nel mondo occidentale abbiamo avuto profondi processi di metamorfosi dello Stato:

  • c'era lo Stato-nazione imperialista imploso con la prima guerra mondiale;
  • c'era lo Stato nazional-socialista, fascista e stalinista, anch'esso demolito sotto il peso dei massacri e genocidi di massa della seconda guerra mondiale.
Erano quelle le forme dello Stato leviatano1 - di quel dio mortale impersonato dallo Stato che ti faceva tremare i polsi all'ordine “sull'attenti” e che ti annullava come individuo con la risposta “Sissignore” - che hanno prodotto solo distruzione e morte.



Dopo le dittature è venuto il tempo dello Stato-sociale che ha fatto conoscere alle classi più deboli quel benessere che era sempre stato appannaggio e privilegio dei ricchi.

Lo Stato-sociale ha anche portato con sè fenomeni di statalizzazione, assistenzialismo e burocratizzazione, con le sue disfunzioni e difetti (corruzione, sprechi, ecc).

Poi è venuto il tempo del neoliberismo, delle privatizzazioni, della deregulation.

Oggi è il tempo dello STATO MERCATISTA, FLESSIBILE E LIQUIDO in versione 2.0; in sintesi di uno Stato che sa essere contemporaneamente debole verso i soggetti privati e/o sovranazionali forti e forte nei confronti dei soggetti privati e/o pubblici deboli.

E' lo Stato post-moderno del labirinto iper-capitalista finanziarizzato globale in cui i suoi elementi costitutivi rappresentati da popolo, territorio e sovranità vengono miscelati tra di loro per ottenere vecchie-nuove formule e ricette di ingiustizia sistemica.

In questi ultimi decenni infatti stiamo vivendo <<(...) la transizione dall'egemonia americana a qualcosa d'altro, di cui ancora non è possibile individuare compiutamente il profilo. (…) Le transizioni egemoniche non sono però processi fluidi e uniformi. In genere sono accompagnate dall'esplosione dell'anarchia nei rapporti interstatali e dell'instabilità nei rapporti economico-sociali interni e internazionali, in breve da ciò che Arrighi chiama “caos sistemico”>>2

In questo “caos sistemico” lo Stato è massimo quando deve intervenire a favore delle forze del neoliberismo e finanzcapitalismo globale, ne diamo alcuni esempi:

  • gli interventi degli Stati a favore dei loro sistemi finanziari e bancari, dopo lo scoppio della crisi del 2007/2008:
Fonte Ricerche e Studi Spa – Ufficio Studi Mediobanca – agg.to al 31/12/2013

  • l'inchiesta “LuxLeaks” ha svelato come gli esponenti delle massime istituzioni pubbliche di un paese si siano piegate ai desiderata delle multinazionali e del profitto deterritorializzato:
<<(...) Secondo ICIJ, sui 95 miliardi di dollari di profitti che le grandi società americane hanno realizzato oltremare, nel 2012, passando per il Granducato, hanno lasciato al Fisco del Lussemburgo poco più di un miliardo di dollari, appena l'1,1 per cento.>>3


Nei confronti della popolazione, invece, lo Stato è sempre più minimo4: è o sta diventando minimo per una serie di ragioni, tra le quali:

  • perdita di potere degli Stati-nazione rispetto alla potenza del capitale globalizzato;
  • squilibri demografici che vedono alcuni paesi diventare sempre più “vecchi”, mentre altri presentano tassi di crescita demografica esponenziali;
  • disciplina neoliberista che considera lo Stato come fonte di sprechi, di inefficienza e corruzione;
  • crisi del debito pubblico che ha difficoltà crescente ad essere finanziato nei paesi più deboli;
  • possibilità del capitalismo di sfruttare l'esercito di riserva di nuovi schiavi su scala globale (deterritorializzazione, precarizzazione e disoccupazione di massa nei paesi sviluppati);
  • interesse privato a realizzare profitti sui servizi offerti dal settore pubblico;
  • ecc ….
Questi comportamenti del potere pubblico contribuiscono a minare alle fondamenta la fiducia nello Stato, in quella forma che noi occidentali avevamo conosciuto nei trent'anni successivi alla seconda guerra mondiale.

Quella fiducia si era costruita, non senza lotte e compromessi, via via che si diffondeva un certo benessere nella società e si sviluppava la classe media (fenomeno della “cetomedizzazione”5).

Avevamo lo Stato Sociale6: quella forma di Stato che aveva come funzione rilevante e prioritaria la protezione e assistenza sociale: la sanità gestita o assistita dallo Stato, la scuola e la casa, le leggi sul lavoro, ecc.

Questa forma di Stato è in progressivo smantellamento e la crisi nella quale si sta avviluppando contribuisce a rendere particolarmente ingarbugliata quella che Marc Augè definisce essere la “matassa delle paure”7.

Il progetto thatcheriano e reaganiano si sta interamente realizzando:

Il problema è che questi uomini e donne sono sempre più soli e hanno sempre più paura, in un contesto di protezioni sociali decrescenti e di minacce crescenti.

L'I.L.O. nel suo ultimo report sulla protezione sociale mondiale dichiara:

<<While the need for social protection is widely recognized, the fundamental human right to social security remains unfulfilled for the large majority of the world’s population. Despite the impressive extension of social protection coverage over the past century, especially over the past decade, only a minority of the world’s population is effectively protected. According to ILO estimates, in 2012 only 27 per cent of the working-age population and their families across the globe had access to comprehensive social security systems. In other words, almost three-quarters, or 73 per cent, of the world’s population, about 5.2 billion people, do not enjoy access to comprehensive social protection. Many of those not sufficiently protected live in poverty, which is the case for half the population of middle- and lowincome countries>>8

E dal 2007 gli effetti della crisi si traducono in minori investimenti pubblici, riduzione delle spese sanitarie, pensionistiche e di assistenza sociale (cfr schema ILO):


Fonte: World Social Protection Report – 2014/15 – Building economy recovery development and social justice.

Sempre l'ILO dedica uno specifico paragrafo all'erosione del modello sociale europeo:

<<Erosion of the European social model:

In 2012, 123 million people in the then 27 Member States of the European Union, representing 24 per cent of the population, were at risk of poverty or social exclusion, compared to 116 million in 2008, and as many as 800,000 more children than in 2008 were living in poverty. These figures raised alarm across Europe. Some estimates foresee an additional 15–25 million people facing the prospect of living in poverty by 2025 if fiscal consolidation continues (Oxfam, 2013). Higher poverty and inequality are the results not only of the severity of the global recession, but also of specific policy decisions curtailing social transfers and limiting access to quality public services. The achievements of the European social model, which dramatically reduced poverty and promoted prosperity in the period following the Second World War, have been eroded during and since the crisis by a series of adjustment reforms that have led to a resurgence of poverty in Europe and a loss of prosperity for the middle classes.>>9

Siamo di fronte ad una profonda crisi dello Stato ed ad una “risorgenza della povertà in Europa e una perdita di prosperità per la classe media”.

E' proprio la crisi dello Stato sociale classico, secondo Robert Castel, a generare fenomeni diffusi di paura sociale e, a sua volta, la crisi dello Stato sociale è la risultante del <<passaggio a un nuovo regime di capitalismo più aggressivo che gioca ormai la concorrenza più esacerbata a livello planetario. Questo nuovo modello di capitalismo danneggia gli equilibri e i regolamenti che erano stati creati prima e la cui chiave di volta era lo Stato sociale.>>10

Il modello di bilanciamento tra crescita, sviluppo e benessere attraverso l'attività degli Stati non funziona più; la macchina si è bloccata ed oggi la gente inizia una nuova epoca: l'epoca della rete virtuale in versione Web che tutto avvolge, ma senza quella rete di protezione sociale garantita dallo Stato.

23 dicembre 2014

Antonello B.

1«Io autorizzo e cedo il mio diritto di governare me stesso a quest'uomo o a questa assemblea di uomini, a questa condizione, che tu gli ceda il tuo diritto, e autorizzi tutte le sue azioni in maniera simile. Fatto ciò, la moltitudine così unita in una persona viene chiamata uno stato, in latino civitas. Questa è la generazione di quel grande Leviatano o piuttosto - per parlare con più riverenza - di quel Dio mortale, al quale noi dobbiamo, sotto il Dio immortale, la nostra pace e la nostra difesa...»(Thomas Hobbes, Leviatano p. 167)
2“Capitalismo e (dis) ordine mondiale”– Giovanni Arrighi – manifestolibri – 2010 – Introduzione di Giorgio Cesarale.
3“Il buco nero delle tasse” - Paolo Biondani, Vittorio Malagutti e Leo Sisti – L'Espresso – n. 45 del 13/11/2014.
4<<Si parla di stato minimo per sottolineare la caratteristica propria dello Stato liberale di porsi come unico obiettivo la tutela dei diritti fondamentali. Infatti, al contrario dello Stato sociale, quello liberale predilige il rispetto e la salvaguardia dell'iniziativa privata in opposizione ad ogni tentativo di dirigismo statale. Il compito fondamentale non è quello di perseguire forme di eguaglianza sostanziale, ma di limitarsi unicamente a quelle di eguaglianza formale. Ne consegue l'idea di un apparato "alleggerito", incentrato sulla tutela di pochi diritti essenziali ed in grado di lasciare la massima libertà all'iniziativa dei singoli. Lo Stato minimo dovrebbe, quindi, garantire i servizi relativi alla giustizia, al diritto e alla protezione>> (Fonte Wikipedia – consultata il 21/12/2014 )
5<<In che cosa consista, poi, sociologicamente, la cetomedizzazione e' presto detto: "L' innalzamento di coloro i quali erano alla base della piramide e lo scivolamento di una parte della vecchia elite". Dove, da un lato, l' innalzamento e' puramente materiale (economico), e percio' caratterizzato dal solo incremento della capacita' di consumo, e, dall' altro, lo scivolamento e' , invece, principalmente sociale (culturale), cioe' decremento delle capacita' di incidere sui processi decisionali che riguardano, al tempo stesso, il Paese e il proprio stesso status.>> (Fonte: Ostellino Piero – Corriere della Sera – 21/11/1996)
6<<Da esso deriva la finalità di ridurre le disuguaglianze sociali. In senso ampio, per Stato sociale si indica anche il sistema normativo con il quale lo Stato traduce in atti concreti tale finalità; in questa accezione si parla di welfare state (stato del benessere tradotto letteralmente dall'inglese, detto anche stato assistenziale). Con esso ci si propone di fornire e garantire dirittie servizi sociali, ad esempio: Assistenza sanitaria; Pubblica istruzione.Indennità di disoccupazione, sussidi familiari, in caso di accertato stato di povertà o bisogno. Previdenza sociale (assistenza d'invalidità e di vecchiaia). Accesso alle risorse culturali (biblioteche, musei, tempo libero).Difesa dell'ambiente naturale.
Questi servizi gravano sui conti pubblici attraverso la cosiddetta spesa sociale in quanto richiedono ingenti risorse finanziarie, le quali provengono in buona parte dal prelievo fiscale che ha, nei Paesi democratici, un sistema di tassazione progressivo in cui l'imposta cresce più che proporzionalmente al crescere del reddito.>> (Fonte Wikipedia – consultata il 23/12/2014)

7<<La matassa delle paure>> - Marc Augè in <<Il demone della paura>> - Zygmunt Bauman – Editori Laterza e La Repubblica – 2014.
8<<World Social Protection Report – 2014/15 – Building economy recovery development and social justice>> Geneva: ILO – 2014.
9ILO: report citato.

10<<La paura di perdere la protezione dello stato sociale>> - Robert Castel in <<Il demone della paura>> - Zygmunt Bauman – Editori Laterza e La Repubblica – 2014.

domenica 30 novembre 2014

La grande metamorfosi: lo Stato piegato ai voleri del dio mercato

Verso modelli post-capitalistici

Alla ricerca di modelli alternativi all'ipercapitalismo
per una società più giusta ed equa!

Diagnostica - I fondamentali: Le grandi patologie.

La grande metamorfosi: Lo Stato piegato ai voleri del dio mercato (I^ parte)



Flash, istantanee ed abbagli dal labirinto post-moderno:


  • Quale forma assume lo Stato in un contesto politico di “MarktKonforme Demokratie”?


  • Cosa resta del modello di Stato che l'Occidente ha partorito nei trent'anni successivi alla II^ guerra mondiale?

  • Cosa resta delle Costituzioni più o meno democratiche sulle quali sono stati edificati i nuovi Stati?

  • Cos'è successo negli ultimi trent'anni agli Stati del mondo occidentale?

  • Cosa resta dei modelli di welfare state?

  • Quali funzioni svolge oggi lo Stato nei paesi cosiddetti sviluppati?


Sono queste alcune delle possibili domande che sorgono spontanee in questo Labirinto post-moderno sottoposto a mille pressioni e alle nuove forze che dettano in ogni istante le riforme strutturali, cioè quelle riforme considerate funzionali alle condizioni di crescita infinita cui devono sottostare i sistemi economici della mega-macchina capitalista.

«Riforme strutturali per il rilancio, agire su tasse e lavoro»

ROMA - «L'Eurozona agisce come una camicia di forza sulle politiche fiscali e sulla politica monetaria dei Paesi membri. Questo rende molto arduo il rilancio della crescita a livello nazionale. L'Italia non controlla la politica monetaria e deve rispettare la politica fiscale dei Trattati. L'unica via che rimane, che è anche la strada maestra, è quella delle riforme strutturali sulla parte dell'offerta per riconquistare competitività». Paul Sheard, Chief Global Economist e Head of Global Economics and Research di Standard & Poor's - capo di un team di oltre 50 economisti - è convinto che Eurozona e Italia abbiano ancora molto lavoro da fare per contare in futuro nell'economia mondiale: le riforme strutturali in Italia, e la realizzazione dell'unione bancaria, economica, fiscale e politica nella zona dell'euro. 1

Fmi: ripresa globale «lenta», rischi «stagnazione area euro». Priorità le riforme strutturali

Le riforme strutturali sono essenziali, la priorità per le economie del G20. «Ulteriori riforme sui mercati del lavoro e dei prodotti sono necessarie nella maggior parte dell'area euro». Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) nel documento che presenterà al G20 di Brisbane il 15 e 16 novembre, sottolineando che «nei paesi dell'area euro più colpiti dalla crisi e nelle economie emergenti con deficit delle partite correnti c'è bisogno di riforme che aumentino la competitività, insieme con la moderazione dei salari». 2

Per la Commissione UE le riforme strutturali sono “necessarie per sostenere il modello sociale europeo”:

<<RIFORME STRUTTURALI A LIVELLO DEGLI STATI MEMBRI
La riforma e l’ammodernamento delle economie europee sono in ultima istanza necessari per
sostenere il modello sociale europeo. È importante che ogni membro della società, e in
particolare le parti sociali, possa fare la propria parte sostenendo proattivamente il
cambiamento.
Un’attuazione ambiziosa delle riforme strutturali dei mercati dei beni e dei servizi e del
mercato del lavoro può contribuire ad accrescere la produttività, a riconquistare competitività
e a migliorare il contesto imprenditoriale, in modo da promuovere gli investimenti. Questo
può favorire un riequilibrio duraturo del modello di crescita europeo e contribuire a ridurre
l’impatto negativo della necessaria riduzione dell’indebitamento del settore privato e
contribuire a prevenire squilibri macroeconomici dannosi. Inoltre, grazie ai loro effetti sulla
crescita, sulla produttività e sull’occupazione, le riforme strutturali possono contribuire a
migliorare la situazione sociale nel suo insieme, a ridurre la povertà e a garantire la
sostenibilità del debito pubblico e privato, purché esistano i canali adeguati.
Nonostante i risultati raggiunti da alcuni Stati membri (soprattutto i più vulnerabili), un
ulteriore sforzo di riforma è richiesto da parte di tutti gli Stati membri. L’esperienza recente
ha dato ampia prova che un’azione ambiziosa apporta risultati evidenti.>>3


Ma mi pare che il “modello sociale europeo” sia ormai un modello neoliberista o ordoliberista molto distante da quello che la Costituzione Italiana aveva sancito:


Art. 3 Cost. It.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Art. 41.

L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

E' vero che questi principi costituzionali sono rimasti in molti casi di “carta” o lettera morta, ma è anche vero che a livello di principio essi configuravano una funzione sociale dello Stato per la valorizzazione e sviluppo della persona e di impegno per finalità sociali degli interventi pubblici e privati.

Oggi tutto sembra essere finalizzato allo sviluppo delle capacità competitive, alla concorrenza, alla crescita ed alla produttività per “combattere” le “nuove guerre” su scala globale.

E' ormai assodato che lo Stato, che abbiamo conosciuto nel trentennio taylorista-keynesiano successivo alla seconda guerra mondiale ('45-'80), si è piegato al volere dei potentati economici dell'ipercapitalismo e alla legge del dio mercato.


“Il governo non è la soluzione, è il problema” 
diceva Ronald Reagan negli anni '80.

Abbiamo assistito, in questi ultimi trent'anni, al crollo degli Stati Comunisti e al graduale disfacimento degli Stati Socialdemocratici.

E dopo aver rapidamente abbandonato il martoriato stato socialdemocratico, si è pensato che potesse esserci una ”terza via” tra il sistema neoliberistico del darwinismo sociale e quello della pianificazione centralizzata comunista.

Una “terza via” che dava per scontato che il sistema politico dovesse muoversi nell'ambito delle regole del “neoliberismo”, con la benedizione delle forze politiche di sinistra:

<<Il successo durevole del neoliberismo è stato assicurato non solo dall'adesione delle grandi formazioni politiche di destra a un nuovo progetto politico di concorrenza mondiale, ma anche dalla porosità della sinistra moderna verso i grandi temi neoliberali, fino a dare l'impressione, in alcuni casi (si pensi soprattutto a “blairismo”), di una completa sottomissione alla razionalità dominante. (…) L'esempio migliore della svolta neoliberista della sinistra è il cambiamento di significato della politica sociale in rottura con tutta la tradizione socialdemocratica che aveva come linea direttrice una modalità di distribuzione di beni sociali indispensabile all'intera popolazione.
(…) questo tipo di politiche si è sempre appoggiato sull'idea che per far funzionare i mercati si debbano ridurre le imposte, diminuire la spesa pubblica (anche inquadrandone l'evoluzione mediante regole costituzionali), cedere ai privati le imprese pubbliche, restringere la previdenza sociale, privilegiare “soluzioni individuali” di fronte ai rischi, controllare la crescita della massa monetaria per ridurre l'inflazione, disporre di una moneta forte e stabile, deregolamentare i mercati, soprattutto quello del lavoro. In fondo, se il “compromesso socialdemocratico” era sinonimo di interventismo statale, il “compromesso neoliberista” significava, da parte sua, il libero mercato.>>4

Ma la “terza via”, dei modelli di liberal – democrazia "alla Blair", è rimasta schiacciata anch'essa dalle nuove forze dell'ipercapitalismo e della nuova plutocrazia globale.

La terza via è rimasta aperta alla libertà, ma solo a vantaggio di pochi e la democrazia si è “sfigurata”, se non addirittura volatilizzata.

E così lo Stato - che si definisce attraverso un territorio e delle frontiere, che costituisce una comunità, un popolo, una nazione – si è trovato spiazzato dal capitale che segue un processo di “deterritorializzazione permanente”, che non conosce alcun limite - è sottoposto oggi ad una profonda metamorfosi: le forze di questa metamorfosi lo spingono ad essere impotente di fronte alle vecchie e nuove ingiustizie e ai vecchi e nuovi squilibri sistemici che ho definito le grandi patologie.

In termini sistemici e più ampi gli Stati occidentali hanno subito profonde mutazioni per effetto di alcuni fenomeni e forze scatenatesi con la nuova globalizzazone:

  1. delocalizzazione nelle zone geografiche con vasta riserva di manodopera senza diritti e non sindacalizzata;
  2. ascesa del finanzcapitalismo;
  3. nuovi modelli manageriali di flessibilità e di gestione della supply chain;
  4. innovazioni tecnologiche per l'automazione e la gestione integrata delle informazioni;
  5. sfruttamento folle delle risorse naturali ed ambientali.
Anche questa metamorfosi dello Stato rappresenta per me una grande patologia che condiziona la salute dell'individuo, della società e dell'ecosistema nel suo complesso.

Lo Stato sembra ormai rinuciatario nel combattere le nuove miserie, schiavitù e la degenerazione dello stupro ambientale.

Indebitato fino alle midolla, lo Stato si ritrova privato di risorse per impostare progettualità che vadano oltre l'orizzonte di breve periodo, coincidente con il ciclo elettorale, e che possano concretamente rimuovere “gli ostacoli di ordine economico e sociale” in un'ottica di riequilibrio e giustizia.

Lo Stato sembra essere lì per garantire che il potere di alcuni soggetti possa essere ancora più forte e più profittevole.

Si vedano alcune politiche fiscali a vantaggio di pochi.

Lo Stato (molti degli Stati del mondo) appare oggi come un “Lillipuziano” di fronte al mega-capitale delle nuove multinazionali:

Vedi ad esempio le Classifiche di Plus – Sole 24 ore

L'ELITE DELLE BORSE MONDIALI

Tabella sequenziale a quella pubblicata su PLUS del Sole 24 ORE del 22/11/2014

Classifica delle maggiori società mondiali quotate per capitalizzazione



Class.
Titolo
Mkt cap mln di euro
Variazione% 60 mesi
Prezzo / Mezzi Propri
1
Apple Inc<CF807>(USA)
427825,62
374,32
6,58
2
Exxon Mobil<CF807>(USA)
257554,55
51,75
2,61
3
Microsoft Cp<CF807>(USA)
252851,52
91,85
5,67
4
Google Inc<CF807>(USA)
233936,45
126,08
4,66
5
Berkshre Cl B<CF807>(USA)
228333,98
150,10
1,78
6
Novartis<CF807>(CH)
206106,76
69,44
3,38
7
Roche Holding Ag<CF807>(CH)
206083,58
78,96
12,67

La sola Apple ha una capitalizzazione di borsa superiore al P.I.L. della stragrande maggioranza degli Stati del mondo (427 miliardi di euro o ca. 700 mld. di dollari Usa).

Da un lato, quindi, osserviamo la crescita di nuovi giganti economici e, dall'altro lato, l'atrofizzazione degli Stati nazione che si sono formati dopo la seconda guerra mondiale.

E questa atrofizzazione non sembra essere corretta con le forme di governo sovranazionali, anzi, come nel caso UE, sembra che la debolezza degli Stati sia fonte di denuncia, condanna e di ulteriore impoverimento degli stessi (vedi catena: debito pubblico- spread- politiche di austerity).

Lo Stato risulta ingabbiato, bloccato e ipnotizzato dalla forza e pressione del mercato, della competizione, della razionalità neoliberista che oggi è diventata un vero e proprio dogma.

Lo Stato debitore che si è trovato in forte difficoltà dopo gli interventi di salvataggio delle banche e di crisi economica (dal 2007 in poi) oggi sembra aver imboccato un'unica via, quella imposta dal mercato.

Possiamo chiudere questa I^ parte riguardante la metamorfosi dello Stato con queste parole:

<<La subordinazione dell'amministrazione e del Welfare alla valorizzazione del capitale, inaugurata dal neoliberismo negli anni Ottanta, non è quella di uno Stato minimale, ma quella di uno Stato sbarazzatosi della presa dei lavoratori salariati, dei disoccupati, delle donne, dei poveri sulle spese sociali. Lo Stato massimo, come la crisi ha l'onere di mostrarci, è del tutto compatibile con il neoliberalismo. La variazione del rapporto di forza intervenuta alla fine degli anni Settanta conferisce ai liberali la possibilità di utilizzare le funzioni dello Stato (prestatore di ultima istanza, politiche fiscali, politiche redistributive ecc) a loro vantaggio. (…) La sovranità popolare non è più incondizionata, poichè gli unici voti che contano sono quelli dei mercati, delle istituzioni finanziarie e di governance internazionali che esprimono quotidianamente la loro volontà “politica” in tempo reale con la borsa e lo spread. Se il popolo vota come questi “grandi elettori”, allora il voto sarà legittimo, altrimenti basterà rivotare o trovare un modo per aggirare una democrazia svuotata da ogni potere. Ciò che di democratico vi è stato nel capitalismo non ha mai avuto niente a che vedere con il liberalismo né con il capitale, ma con la lotta e la resistenza dei “governati”. I liberali, da parte loro, non avrebbero mai osato nient'altro che una democrazia dei proprietari.>>5

(segue)

30 novembre 2014

Antonello B.

1«Riforme strutturali per il rilancio, agire su tasse e lavoro» I. Bufacchi – Il Sole 24 Ore – 22/03/2014

2 Fmi: ripresa globale «lenta», rischi «stagnazione area euro». Priorità le riforme strutturali - Il Sole 24 Ore –12/11/2014.

3“COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO, AL COMITATO DELLE REGIONI E ALLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI” - Commissione UE – 28/11/2014


4“La nuova ragione del mondo – Critica della razionalità neoliberista” - Pierre Dardot e Christian Laval – Derive Approdi – 2013.

5“Il governo dell'uomo indebitato – saggio sulal condizione neoliberista" – Maurizio Lazzarato – Derive Approdi – 2013.